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start me up 24 ottobre 2006, 9:02 AM'

Posted by jiwaki in sogni o bisogni?.
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una signora con passeggino cammina in mezzo a una strada di una città che potrebbe essere milano o parigi. dei rivoltosi da un lato lanciano frutta e verdura a lei e al resto della gente che cammina per la strada. un tizio fra i rivoltosi inizia a lanciare arance verso la signora. la prima va a vuoto. la seconda sta per colpire me, ma la scanso con una mossa di bacino alla elvis. la terza cade anch’essa senza prendere la signora, ma qualcuno dice che contiene vetriolo. la signora allora chiede “cos’è?” e io rispondo “acido solforico”. ci giriamo verso l’arancia caduta, ancora intera, e vediamo che inizia ad aprirsi e a sciogliere il marciapiede. la signora si sdegna e così i presenti, me compreso. insieme a due individui mi dirigo sotto verso la finestra da cui sono partite le arance. troviamo il tizio. è un vecchio. uno dei due dice che lo brucerebbe (con la certezza di poterlo fare). l’altro si rivolge a me e propone che sia io a farlo (come se fosse un diavolo tentatore e potesse concedere superpoteri). io mi rifiuto perché non voglio uccidere il vecchio e spiego testualmente che non voglio una “vendetta trasposta” (conoscevo solo le matrici trasposte), ma che lo spaventerei se potessi. il tentatore mi informa che posso. punto il dito appena sotto il busto del tizio affacciato alla finestra e scaglio una sottile fiammata contro la facciata, subito sotto il davanzale. il tizio rimane impassibile. alcune fiammelle dopo aver colpito il muro rimbalzano sul petto del vecchio. tutto resta immobile per due secondi. il tizio si trasforma in un alto umanoide con ali color antracite, piccole, a forma di trapezio rettangolo. si getta a volo d’angelo su di me. mentre lui cade, qualcuno urla “è bill gates!” ma io SO che è allo stesso tempo bill gates e thom yorke: un superconcentrato di supponenza. sempre durante la caduta diventa meno demoniaco e più lucido, a colori vivaci, genere… capitan america, con un petto che sembra d’acciaio. tiro un pugno verso l’alto, centrato al petto, con l’intenzione di disintegrarlo. gates/yorke mi attraversa e finisce in un cartellone pubblicitario che rappresenta nuvole come quelle di windows 95. il tentatore e gli altri presenti sulla scena dicono di scappare per evitare la furia di bill gates. io guardo le nuvole dove è imprigionato e inizio a cantare start me up, sicuro che questa canzone gli piaccia e lo calmi. il tentatore sembra rassicurato dalla mia trovata e inizia a cantare e ballare insieme a me. tutto si chiude con scelta di altre canzoni che vengono quasi tutte rifiutate.

come un film con immagini stupende, ma poco di più. il momento start me up è stato divertente. per fortuna copyright e siae non entrano.

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una caldaia incrinata? 23 ottobre 2006, 2:31 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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oggi leggendo un classico di un certo gustave flaubert passo con lo sguardo sopra a: “la parola umana è come una caldaia incrinata sulla quale battiamo musica da far ballare gli orsi quando vorremmo commuovere le stelle”. come quando fuori piove… e come quando si usano parole trite per esprimere emozioni troppo intense, facendo così apparire trite anch’esse.

questa sera volevo scrivere, ma solo qualche volta le dita sono in sintonia con l’io. e di solito aspetto quelle volte per scrivere. questa non è una di quelle volte, ma voglio lo stesso scrivere. il rischio di produrre musica da far ballare gli orsi è quindi molto alto. conto sulla mia gigante mano destra con cui potrei rifare il video di everlong. la mano è gonfia e fasciata per una mia furbata, molto idiota. per fortuna niente di rotto e riesco a scrivere. a penna perdo l’equilibrio e scrivo lento e male.

in tre settimane ho incontrato diverse persone che non vedevo da mesi o anni, con un record di 3 anni. mi sono stancato, mi sono divertito, mi sono quasi ubriacato. mi sono stritolato una mano mi hanno fermato a un posto di blocco e sono stato in metropolitane sconosciute. non ho visto i raggi b balenare nel buio vicino alle porte di tannhauser. solo, sono cose insolite aggruppate in pochi giorni. di tutto quello che sta in mezzo la cosa che dà più piacere ricordare sono braccia in un momento.

chi vuol esser lieto sia, ma la vista è solo mia.
mi ricordo un ragazzo illuminato da un neon verde a forma di heineken che suonava e cantava “lucky”: i feel my luck could change. è tutta la sera che ho in testa la canzone e non so se interpretarla in negativo o in positivo. entrambe le visioni implicano un altro momento negativo. sto costruendo, donc, cosa importa? e poi chi crede più alla fortuna e alla sfortuna oggigiorno?

ho bisogno di alleggerire tutta questa pesantezza che rotola. recuperando una buona tradizione della vecchia casa in cui scrivevo, ecco un link dal mare dell’internet: http://www.funnygames.nl/spelletjes/2399.html

la versione javascript del primo gioco dei lemmings. certo, giocarci con una grafica cga e senza musica dava un’angoscia e aveva un fascino che ora sono persi. ma il gioco rimane divertente e frustrante. grazie iko.

add’a passà a nuttat’ 16 ottobre 2006, 5:01 PM'

Posted by jiwaki in figli delle cupole, voyage.
4 comments

potrei darvi “kung fu fighting” di carl douglas.

ore 18.45: fretta fretta fretta. bisogna partire (il mio treno aspetta a napoli), ma non si trovano le chiavi del cantiere. dopo disperate ricerche e domande come “chi ha le chiavi appese al filo blu lungo?” si scopre che le aveva alessandro, che -degno successore di itten- obietta: “il filo è viola”.

ore 19.00: io, luisa, ciabbo e piera partiamo. alf e alessandro rimangono per chiudere (ehm) la casa. guido l’auto dell’architetto a tutta velocità lungo una strada mai fatta. fumetto: “penso di essere l’unico pirla che mette le frecce”.

ore 19.qualcosa: ciabbo guardando i miei fogli con gli orari trenitalia: “bello il tuo sito! mo’ clicco dettagli
ore 20.qualcosa: piera al telefono con un’amica su internet: “quel treno passa da caserta? hai 30 secondi per rispondere prima dell’uscita!”

ore 20.30: ingresso a caserta. corsa alla stazione:

“è rimasto solo eurostar 1a classe fino a roma, e letto da roma a milano, sono finite le cuccette”

“totale?”

“86 euro”

“mh. prendo quello dopo”

ore 21.00: alla ricerca di un posto in cui mangiare a caserta. gennaro d’auria on air. “from fear”.

ore 22.00: in stazione luisa caccia un pusher con un “non siamo sole”.

ore 22.26: arriva il treno, saluto ciabbo, luisa e piera. grandissimi. salgo.

ore 22.36: il treno non è ancora partito.

ore 22.46: il treno partirà?

ore 22.50: ritardo annunciato: 90 minuti. la gente inizia a scendere sulla banchina.

ore 23.qualcosa: corre voce: “si è rotto il locomotore”. il tabellone del binario 5 passa da rit. 90 minuti al rassicurante rit. in-de-fi-ni-to.

voci di banchina: stanno aspettando che arrivi un locomotore da napoli. stanno lavorando per riparare il locomotore rotto. il pantografo di un treno, o il mio o quello vicino, lancia una flashata, si rompe e iniziano a lavorarci. lo sostituiscono e si rompe un secondo pantografo (secondo zot sentito).

ore 24.00: cespugli secchi rotolano lungo i binari mentre soffia il vento (beh vento, freddo e fazzoletti volanti c’erano), pusher di panini e pusher continuano il loro lavoro. un capannello di viaggiatori esasperati aggredisce a parole un controllore. non si pronosticano speranze di partenza prima delle 4-5 del mattino. su una panchina davanti al treno si esaminano segni zodiacali e storie d’amore. io me ne esco con: “add’a passà a nuttat”. rosetta, futura compagna di viaggio, ride.

ore 1.59: arriva il primo treno che si può considerare in orario (solo due minuti di ritardo). una metà del popolo abbandona il titanic e si trasferisce sull’intercity appena arrivato. sono in quella metà. si pensa alla metà rimasta sull’espresso come a quei fatalisti indiani che durante un’inondazione si lasciano affogare.

ore 2.05: il corridoio va benissimo se il treno corre. rosetta e io ci mettiamo a parlare di cibo (scoprendo al mattino di aver fatto venire una fame pazzesca a un ascoltatore). compio esperimenti di autoportanza contorsionistica in spazi minimi.

ore 3.qualcosa: a roma si liberano due posti in uno scompartimento e riusciamo a sederci comodi. la stazione di firenze scompare dal mio radar, ho dormito! la vecchietta di basilea si guadagna il premio alla carriera di viaggiatrice con 46 anni di basilea-napoli e ritorno e record come 32 ore per una tratta. mi sento un pivello.

ore bu, mattina: fermata gratuita di mezz’ora a fiorenzuola. cercavano qualcuno? non si saprà mai.

ore 10.50: il treno arriva in orario. i chiodi quasi centenari di un’arcata della stazione centrale mi sorridono. sono a casa. saluto i miei compagni di viaggio.

nota: un tabellone a milano ci-elle-e segna l’espresso abbandonato a caserta con un ritardo di due ore all’arrivo. non so come sia possibile, ma potrebbero averci lavorato così tanto da averlo trasformato nel velocissimo galaxy express 999. che, per chiudere il cerchio, è pur sempre qualcosa degli oliver onions.

like the sunshine 8 ottobre 2006, 4:52 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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ribagnare lacrime già secche sulla pelle, che tira intorno agli occhi. succede e la gola fa male in un punto e con un morso che si tocca solo così.

questo porcellino andò al mercato… 4 ottobre 2006, 9:11 AM'

Posted by jiwaki in sogni o bisogni?.
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cerco di muovere le dita in un certo modo ma non ci riesco, ci riprovo, cerco di capire perché non riesca, c’è sempre un dito che non sta al posto giusto. non riesco a dare uno sguardo alla mano intera, quindi, controllando prima un gruppo di dita poi un altro, c’è sempre qualcosa che non va.

appena svegliato ho portato la mano davanti agli occhi -aperti a fatica- e ho provato a fare il movimento. con successo. in quel momento ho capito che nel sogno avevo sei dita per mano.