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elisha otis 10 novembre 2006, 7:26 PM'

Posted by jiwaki in architettura.
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“elisha otis, l’inventore, monta su una piattaforma che sale: questo sembra costituire il nucleo principale della dimostrazione. ma non appena ha raggiunto il punto più alto, un assistente di otis lo raggiunge porgendogli un coltello su un cuscino di velluto.

l’inventore afferra il coltello, intenzionato ad aggredire l’elemento cruciale della sua stessa invenzione: il cavo che ha sollevato fino alla sommità la piattaforma e che ne impedisce la caduta. otis recide il cavo; questo si spezza.

non accade nulla, né alla piattaforma né all’inventore. invisibili ganci di sicurezza – l’essenza dell’ingegno di otis – impediscono alla piattaforma di ricongiungersi alla superficie della terra.

così otis introduce un’invenzione all’interno della teatralità urbana: l’anticlimax come finale, il non-evento come trionfo.

al pari dell’ascensore, ogni invenzione tecnica porta con sé una doppia immagine: incluso nel suo successo vi è anche lo spettro del suo possibile fallimento. e i mezzi per evitare questo possibile disastro sono importanti almeno quanto la stessa invenzione.

otis ha introdotto un tema che sarà uno dei leitmotiv del futuro sviluppo dell’isola: manhattan è un accumulo di disastri possibili che non si verificano.”

rem koolhaas, delirious new york, 1978

ironia della sorte e umorismo nero a leggere queste parole oggi.

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