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armageddon 10 febbraio 2007, 10:51 PM'

Posted by jiwaki in architettura.
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Sicuramente non vi sarete scordati della celebre definizione di G.K. Koenig del designer pipistrello (mezzo topo e mezzo uccello). Qui si tratta di un nuovo ibrido. Dovendo fare una citazione colta possiamo andare al Big Jim che quando gli schiacci il bottone sulla schiena gli si gira la faccia e cambia personaggio (da non confondersi con quell’altro che gli tiravi un cordino nello zaino e inizia a parlare: “dai che ce la puoi fare…”). Che è progettista con il camice bianco e le rapidograph nel taschino. Bzzzz (schiacciamento di schiena) e gli vengono fuori gli scarponcini infangati antinfortunio per la direzione del cantiere. Bzzzzz (nuovo schiacciamento di schiena) ed è in cima alla gru (si perché anziché poi comprarsi l’ultimo modello di BMW decappottabile si compra la gru per fare funzionare il cantiere stesso). Bzzzz (nuovo schiacciamento di schiena) e viene fuori un gessato impeccabile per poter intrattenere rapporti con le banche e investitori di vario tipo per ottenere i finanziamenti. Etc. etc. etc.
Un mondo in cui le funzioni del progettista, dell’investitore, dell’impresario e del venditore sono tutte concentrate nella stessa persona. Un modo per parlare di architettura.

rileggendo dopo mesi questo articolo (la rubrica simple tech mi fa impazzire) mi sono immaginato questa fusione à la armageddon delle diverse figure. poi la parola armageddon mi ha fatto venire in mente un temibile panino inventato da un amico e battezzato da me così, in quanto panino definitivo. o quasi. una questione ancora aperta. la domanda della serata diventa: le luride avranno riaperto?

un pasto a base di libri su rem koolhaas al sabato sera può risultare indigesto…

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il bruco messicano 5 febbraio 2007, 3:29 PM'

Posted by jiwaki in sogni o bisogni?.
1 comment so far

l’altro ieri:

sto guidando una macchina lungo una strada di francia che corre scavata a metà di un’altissima parete rocciosa, verticale perfetta, sinuosa. mi chiedo quale follia abbia potuto realizzare un’opera del genere.

parete.jpg

il primo pensiero sono i modi in cui si potrebbe cadere nello strapiombo, controllo se ci siano protezioni e immagino un piccolo guard-rail. quindi nella mia mente ritorno a visualizzare possibili incidenti, sbandate, rocce che cadono, finché non mi fermo sull’auto che guido: una violenta sterzata, qualche sbandata, forse uno scontro. l’auto finisce a cavallo del guard-rail lungo il proprio asse, così so già che pochi istanti più tardi, mentre l’auto ancora striscia veloce, dovrò sollevarmi dal sedile per evitare che la lama metallica arrivi a tagliare anche me. finalmente l’auto si ferma. immagino che presto ci sarà un incendio e mi accorgo di essere rimasto solo io cosciente. estraggo dalla macchina i corpi di un ragazzo e di due ragazze. ci siamo fermati inspiegabilmente presso una casa circondata da un giardino. quando poso i corpi dei miei amici al sicuro scopro che sono diventati insetti. il ragazzo è in braccio a me un bruco kafkiano (kaffikiano secondo giovanni bivona, grande eletterato), ho paura che a tirarlo per le antenne queste si spezzino, ma finora non è successo. le ragazze sono due scarafaggi tondeggianti. le poso contro un muretto. provo a concentrarmi. i miei amici tornano umani, poi ridiventano insetti giganteschi. vicino alle ragazze noto due mantidi religiose addormentate. una si sveglia e la vedo estrarre un pungiglione. mi chiedo se non siano pericolose per le ragazze, poi sopra un albero trovo una terza mantide, questa diversa, con ali nere. il giardino prende vita di giorno. bambini dell’asilo osservano incantati mentre mostro loro un bruco messicano, liscio, quasi senza zampe, di un verde chiaro acceso bellissimo, che si sposta sulla mia mano senza strisciare, ribaltando lentamente la coda sopra la testa. i bambini pronunciano i nomi delle capriole, diversi a seconda della forma che il bruco assume. ho insegnato io loro tutte queste cose? temo che il bruco mi possa pungere.

nota vegliante: l’altro ieri, tornando a casa di notte (la successiva), a 100m da casa mia trovo un autopompa dei pompieri che illumina a giorno un incrocio: un’auto è ancora fumante e

completamente carbonizzata.

nota onirica: tenere in braccio un bruco di dimensioni umane fa un certo effetto.

some lucky night 1 febbraio 2007, 1:31 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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sembrano passati mesi. i discorsi ritornano come sensazioni, si centellinano energie, come in bici una tappa in cui la gara non è arrivare primo ma non essere staccato. gara contro l’esaurimento delle forze. consideravamo appoggiati a un tavolino quanto potrà essere difficile solo fra un paio d’anni strappare impunemente ore ai giorni. discorso ricorrente. presagio come una cornacchia che appostata in un mattino di nebbia sopra un cavo dell’alta tensione ti saluta con un craaa? ascolto le parole di un imperatore malato, un argomento che mi affascina da parecchio tempo, e mi viene in mente la vecchiaia dei cinque anni. finalmente, tutto si scioglie in una canzone che ascolto

don’t they love you in mysterious ways
you say yeah but this is now and that was then
put a dollar into the machine and you’ll remember when

i know when everything feels wrong
i’ve got some hard, hard proof in this song
i’ll know when everything feels right
some lucky night
some lucky night

say the money just ain’t what it used to be
man how we used to tear apart this town
put a dollar into the machine and you’ll remember how

i know when everything feels wrong
i’ve got some hard, hard proof in this song
i’ll know when everything feels right
some lucky night
some lucky night

così mi viene in mente un juke-box, una lenta ondata oceanica sopra la memoria. rimane sospesa per l’attimo, fino a che il respiro non torna da dove è venuto.