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l’effimero 14 maggio 2007, 5:02 PM'

Posted by jiwaki in architettura.
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è un po’ che leggo, leggo e rileggo queste parole:

quando il grande bernini dedicava parecchio del suo tempo -oltre che alla basilica di san pietro, al sant’andrea al quirinale, oltreché alla statua di santa teresa- all’allestimento di spettacolosi eventi teatrali… a nessuno veniva in mente di considerare irrilevante un’opera destinata a durare soltanto lo spazio di una giornata, ma anche -ed è la cosa più importante- a nessuno passava per la mente di conservare gelosamente i frammenti, i relitti, di quelle operazioni spettacolari per racchiuderli in un museo e tramandarli ai posteri… ma vorrei spingermi oltre, non tanto per quanto concerne la possibilità di effettuare l’effimero, ma per quanto riguarda la sua efficacia da un punto di vista estetico; talvolta è proprio la ‘coscienza dell’effimero’ -la consapevolezza da parte del creatore di non realizzare un’opera duratura- a permettere all’architetto di concepire delle strutture che mai avrebbe realizzato.

gillo dorfles

lin 12 maggio 2007, 3:01 PM'

Posted by jiwaki in milano.
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un’infanzia passata a guardare aerei attraverso una rete -ancora uno e ce ne andiamo-

un’adolescenza passata a circumnavigare l’aeroporto in bici, e visite all’ata, mick jagger che torna da monza entra in bagno esce e se ne va; sognare di riportare in volo relitti di vecchi aerei

una giovinezza passata riscoprendo la calma e la bellezza di questo posto, così poco tranquillo e fatto di natura e spazzatura, su e giù fra partenze e arrivi nel mio servizio taxi driver, accettare il cimitero di canzo come dimora delle ossa, minuti e ore di giri di pensieri davanti al rullaggio degli aerei, alzare la testa, la grazia di un atterraggio, la potenza di un decollo; passare in macchina e salutare con un gesto ogni aereo, pilota o passeggero, o solo le luci; studiare planimetrie e aerofotogrammetrie di milano e tornare alla meraviglia di pochi segmenti netti sopra un’area libera grande, sproporzionata per qualsiasi cosa non sia un aeroporto; sorseggiare tè sul balcone e aspettare il sorgere di un aereo dopo averne ascoltato l’urlo.

l’altro ieri lo spettacolo. non ho mai visto la pista come luogo del disastro. forse perché non ci ho mai dato tanta attenzione. al disastro. il momento che mi ha colpito come un diretto? la planimetria della pista. associarne ogni parte alla memoria di immagini suoni e odori della realtà. ieri un tentativo di riconciliarmi con questo posto. torno a guardare aerei sfilare, aspettare –dai, che si parte– urlare. urlo acuto quando i motori sono spinti al massimo, rombo doppler che fa tremare il cielo la terra e i polmoni, quando ti oltrepassano. decollare e rimpicciolirsi. la pista si distorce per l’aria calda, è difficile immaginare in un pomeriggio di maggio una fredda mattina nebbiosa di ottobre. strane sensazioni la calma e la familiarità della memoria d’infanzia mischiate con il sapore di quello che è successo.

linate 8 ottobre 2001: la strage

comitato 8 ottobre

le ore 2 maggio 2007, 4:52 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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assaggi tutte le diverse temperature che può avere un tè. lungo i fianchi della tazza il deposito come sedimento geologico segna l’ora di ogni sorso. per una volta le ore che ti attraversano non sono solo le ultime briciole di tempo per finire un lavoro o l’ultimo macigno da sopportare prima di finire di lavorare. telepatie. ti giri verso la tapparella che bussa e adesso, quando viene voglia di aprire di più le finestre e far entrare i mormorii lontani delle strade, il corpo è stanco ma ti compiaci del silenzio raggiunto. l’ora è ormai fatta. è da gustare. la mente abbassa il ritmo e va in cerca di odori, e di piccole invisibili mani dell’aria. rubo un’immagine, apro la porta al sogno.