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chi 5 novembre 2008, 3:12 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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saluto le torri, è la stagione migliore. mi aggrappo alla maniglia, aspetto la porta chiusa e trovo invece uno spettacolo in scena solo per me. il calore gratuito, l’accoglienza. e i segni, quelli che si cercano e si trovano. così come si sognava, impauriti in attesa:
-ve l’avevo detto che sarebbe stato qualcosa di grande.
-è davvero qualcosa di grande.
l’arcipelago bianco si sposta lentamente sulla mappa profondissima, di una bellezza tragica, ipnotica, che muove i cuori più pesanti. io mi chiedo sempre quale sia la via indicata, ci dev’essere se la mappa è questa. la parabola della freccia in volo è solo una prova d’inchiostro, una traccia di scrittura.
la notte si prende gioco, arruffa i capelli con questo vento profumato. acqua per l’olfatto. viene da lontano, ma ancora profuma solo di tempo presente.

per un’opera senza titolo 28 ottobre 2008, 12:37 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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esploro i bordi del cervello e non trovo nemmeno polvere. un recinto spoglio.
ivanhoe caduto da cavallo. il clacson che taglia a metà la notte.

sogni 30 agosto 2008, 12:33 AM'

Posted by jiwaki in notturno, voyage.
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ascolto: non riesco ancora a credere di esser capace di trovarli.
parto. con una visione nel taschino, da sfoderare piano, come un passaporto: non lo timbri tu, ma ne sei il portatore. attraverso gli oceani col ricordo e con la voce perché l’acqua riflette bene il suono. mi lavo per prendere nuova polvere e mi lavo gli anni dalla faccia, senza creme, senza trucco; tutto di me vuole quel sole che mi ha picchiato e accompagnato. i tesori poi, son loro a trovarmi.

si aprono le cateratte 9 giugno 2008, 2:18 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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si aprono le cateratte, esonda tutto il fango, esonda. trattenuto per mesi, anni forse -pieno di tronchi, giunchi, rocce, cadaveri, ossa, rami putridi- finalmente libero, straripa, invade. tutto quello che era sepolto affiora in superficie. la sudicia melma prende acqua, pioggia, grandine. si diluisce? si seccherà al primo sole, ora che è sparsa dappertutto. si scioglierà piano piano. i suoi resti spariranno. lavoro da saprofagi.

si tappano le bocche 31 marzo 2008, 11:20 PM'

Posted by jiwaki in notturno.
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finisce che certe parole neanche ti escono. perché non è proprio il caso di far volare fra le arie il nome dell’unica giustizia.

un nuovo inutile meno vile 13 novembre 2007, 3:40 AM'

Posted by jiwaki in architettura, notturno, roma.
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increduli guardiamo i segni della paura. la paura del più forte, la paura di un impero che arriva a ergere mura altissime intorno al suo lontano cuore. una vita non è abbastanza ma rispettiamo la noia e il suo faticoso carico. abbandonare l’inutile in cerca di…

chris martin 1 settembre 2007, 8:13 PM'

Posted by jiwaki in ma il rock'n'roll..., notturno.
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la piena soddisfazione -ancora dopo due giorni- per aver rivisto uno dei miei film preferiti mi spinge a riprendere un mucchietto di parole scritte molto tempo fa. aspettavano solo il momento:

non che lo disprezzassi come posso disprezzare e provare estrema disistima per… tiziano ferro o gigi d’alessio. ma allora i coldplay non mi stavano simpatici e trovavo il ragazzo piuttosto bruttino e forzato nel cantare yellow camminando su una spiaggia con un viso da naufrago.

mi sono ricreduto. il ragazzo è diventato un bell’uomo e ha ora mia grande e profonda ammirazione per due motivi:

1. un disco di musica coi controcatsi, a rush of blood to the head, seguito da un disco che si mantiene alla stessa altezza se non oltre, x&y. dischi senza canzoni riempitive. ascoltateli, non fermatevi ai singoli che passano 800 volte al giorno in tv e alla radio.

2. ha sposato, sposato, sposato… gwineth paltrow. e ci ha messo sopra due pietre miliari.

solo per questo meriterebbe immensa stima. ora, gwineth paltrow per me non è shakespeare in love, l’attrice famosa o altro. gwineth paltrow per me è margot tenenbaum, con il dito mozzato. parlavo un po’ di tempo fa dell’idea di donna ideale. ecco quando volete domandarmi chi è la mia donna ideale… è margot tenenbaum.

per questo motivo e con un po’ di passaggi: per me chris martin è un figo.

continua così chris, ascolta la tua musa. a noi aghi nel pagliaio, piccoli baumer, lascia il sogno di margot.

le ore 2 maggio 2007, 4:52 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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assaggi tutte le diverse temperature che può avere un tè. lungo i fianchi della tazza il deposito come sedimento geologico segna l’ora di ogni sorso. per una volta le ore che ti attraversano non sono solo le ultime briciole di tempo per finire un lavoro o l’ultimo macigno da sopportare prima di finire di lavorare. telepatie. ti giri verso la tapparella che bussa e adesso, quando viene voglia di aprire di più le finestre e far entrare i mormorii lontani delle strade, il corpo è stanco ma ti compiaci del silenzio raggiunto. l’ora è ormai fatta. è da gustare. la mente abbassa il ritmo e va in cerca di odori, e di piccole invisibili mani dell’aria. rubo un’immagine, apro la porta al sogno.

ultimo di febbraio 5 marzo 2007, 11:39 PM'

Posted by jiwaki in distillati, milano, notturno.
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ultimo di febbraio. inverno dove sei? due sere fa un tramonto tangenziale dalla luce albina, ieri notte il primo odore d’estate nell’aria fredda.
istantanee di bellezza: mi chiedo se sia l’unico ad incantarsi di fronte a uno stormo di luci rosse intermittenti di gru che dormono. incanto che solo per quattro secondi coincide con il parabrezza.
esco di casa e la solita cornacchia, invisibile nel cielo abbagliante di questo mattino, mi lancia il suo presagio come saluto.
notte, milano, la finestra all’ultimo piano e la tenda rossa appesa in mezzo alla stanza. l’edificio spigolo.

some lucky night 1 febbraio 2007, 1:31 AM'

Posted by jiwaki in notturno.
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sembrano passati mesi. i discorsi ritornano come sensazioni, si centellinano energie, come in bici una tappa in cui la gara non è arrivare primo ma non essere staccato. gara contro l’esaurimento delle forze. consideravamo appoggiati a un tavolino quanto potrà essere difficile solo fra un paio d’anni strappare impunemente ore ai giorni. discorso ricorrente. presagio come una cornacchia che appostata in un mattino di nebbia sopra un cavo dell’alta tensione ti saluta con un craaa? ascolto le parole di un imperatore malato, un argomento che mi affascina da parecchio tempo, e mi viene in mente la vecchiaia dei cinque anni. finalmente, tutto si scioglie in una canzone che ascolto

don’t they love you in mysterious ways
you say yeah but this is now and that was then
put a dollar into the machine and you’ll remember when

i know when everything feels wrong
i’ve got some hard, hard proof in this song
i’ll know when everything feels right
some lucky night
some lucky night

say the money just ain’t what it used to be
man how we used to tear apart this town
put a dollar into the machine and you’ll remember how

i know when everything feels wrong
i’ve got some hard, hard proof in this song
i’ll know when everything feels right
some lucky night
some lucky night

così mi viene in mente un juke-box, una lenta ondata oceanica sopra la memoria. rimane sospesa per l’attimo, fino a che il respiro non torna da dove è venuto.