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sogni 30 agosto 2008, 12:33 AM'

Posted by jiwaki in notturno, voyage.
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ascolto: non riesco ancora a credere di esser capace di trovarli.
parto. con una visione nel taschino, da sfoderare piano, come un passaporto: non lo timbri tu, ma ne sei il portatore. attraverso gli oceani col ricordo e con la voce perché l’acqua riflette bene il suono. mi lavo per prendere nuova polvere e mi lavo gli anni dalla faccia, senza creme, senza trucco; tutto di me vuole quel sole che mi ha picchiato e accompagnato. i tesori poi, son loro a trovarmi.

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come dire 16 aprile 2008, 10:59 AM'

Posted by jiwaki in architettura, roma, voyage.
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fottuti.
mi imbarco per il grand tour, cinque giorni con peter, tivoli roma siena san vito d’altivole possagno vicenza verona. altissimo profilo. c’è la strana illusione di trovarsi ancora nell’intervallo che va dal 64 dc al 1964.
a roma pure un pacha-rendez-vous.
torno a milano domenica notte.
lunedì mattina vado a votare.
a sera i risultati.
mi curo con il concerto degli eelst.

tool. svegliarsi e correre fuori 17 novembre 2006, 7:41 PM'

Posted by jiwaki in concerti, ma il rock'n'roll..., voyage.
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13 novembre, pomeriggio su un treno per firenze. silenziosi compagni di viaggio. leggo metà fight club.

tramonto sulle colline. arrivo col buio.

lunga tortuosa tranquilla passeggiata solitaria per la città, che non vedo da… più di dieci anni credo. diretto al forum.

attesa attesa, valentina e luca viaggiano su un pullman che ha la fortuna di bucare in autostrada.

i baracchini che a milano mandano canzoni di raffaella carrà per stimolare la digestione dei loro panini qui hanno la discografia completa dei tool.

attesa. una telefonata ti allunga la vita.

incontro i due desaparecidos, arrivati appena in tempo. ci sediamo. un concerto da ascoltare e vedere da seduti.

la musica e l’esperienza sono irriproducibili, l’unica eco che posso portare con una o più foto è la suggestione visiva. ho considerato il lavoro di chi prepara e dirige le luci per concerti così e sono stato in ammirazione tutto il tempo.

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il ritorno notturno non è stato piacevole ma è una storia con risvolti comici che troverà altri tempi. almeno i treni mi hanno risparmiano ritardi e guasti.

add’a passà a nuttat’ 16 ottobre 2006, 5:01 PM'

Posted by jiwaki in figli delle cupole, voyage.
4 comments

potrei darvi “kung fu fighting” di carl douglas.

ore 18.45: fretta fretta fretta. bisogna partire (il mio treno aspetta a napoli), ma non si trovano le chiavi del cantiere. dopo disperate ricerche e domande come “chi ha le chiavi appese al filo blu lungo?” si scopre che le aveva alessandro, che -degno successore di itten- obietta: “il filo è viola”.

ore 19.00: io, luisa, ciabbo e piera partiamo. alf e alessandro rimangono per chiudere (ehm) la casa. guido l’auto dell’architetto a tutta velocità lungo una strada mai fatta. fumetto: “penso di essere l’unico pirla che mette le frecce”.

ore 19.qualcosa: ciabbo guardando i miei fogli con gli orari trenitalia: “bello il tuo sito! mo’ clicco dettagli
ore 20.qualcosa: piera al telefono con un’amica su internet: “quel treno passa da caserta? hai 30 secondi per rispondere prima dell’uscita!”

ore 20.30: ingresso a caserta. corsa alla stazione:

“è rimasto solo eurostar 1a classe fino a roma, e letto da roma a milano, sono finite le cuccette”

“totale?”

“86 euro”

“mh. prendo quello dopo”

ore 21.00: alla ricerca di un posto in cui mangiare a caserta. gennaro d’auria on air. “from fear”.

ore 22.00: in stazione luisa caccia un pusher con un “non siamo sole”.

ore 22.26: arriva il treno, saluto ciabbo, luisa e piera. grandissimi. salgo.

ore 22.36: il treno non è ancora partito.

ore 22.46: il treno partirà?

ore 22.50: ritardo annunciato: 90 minuti. la gente inizia a scendere sulla banchina.

ore 23.qualcosa: corre voce: “si è rotto il locomotore”. il tabellone del binario 5 passa da rit. 90 minuti al rassicurante rit. in-de-fi-ni-to.

voci di banchina: stanno aspettando che arrivi un locomotore da napoli. stanno lavorando per riparare il locomotore rotto. il pantografo di un treno, o il mio o quello vicino, lancia una flashata, si rompe e iniziano a lavorarci. lo sostituiscono e si rompe un secondo pantografo (secondo zot sentito).

ore 24.00: cespugli secchi rotolano lungo i binari mentre soffia il vento (beh vento, freddo e fazzoletti volanti c’erano), pusher di panini e pusher continuano il loro lavoro. un capannello di viaggiatori esasperati aggredisce a parole un controllore. non si pronosticano speranze di partenza prima delle 4-5 del mattino. su una panchina davanti al treno si esaminano segni zodiacali e storie d’amore. io me ne esco con: “add’a passà a nuttat”. rosetta, futura compagna di viaggio, ride.

ore 1.59: arriva il primo treno che si può considerare in orario (solo due minuti di ritardo). una metà del popolo abbandona il titanic e si trasferisce sull’intercity appena arrivato. sono in quella metà. si pensa alla metà rimasta sull’espresso come a quei fatalisti indiani che durante un’inondazione si lasciano affogare.

ore 2.05: il corridoio va benissimo se il treno corre. rosetta e io ci mettiamo a parlare di cibo (scoprendo al mattino di aver fatto venire una fame pazzesca a un ascoltatore). compio esperimenti di autoportanza contorsionistica in spazi minimi.

ore 3.qualcosa: a roma si liberano due posti in uno scompartimento e riusciamo a sederci comodi. la stazione di firenze scompare dal mio radar, ho dormito! la vecchietta di basilea si guadagna il premio alla carriera di viaggiatrice con 46 anni di basilea-napoli e ritorno e record come 32 ore per una tratta. mi sento un pivello.

ore bu, mattina: fermata gratuita di mezz’ora a fiorenzuola. cercavano qualcuno? non si saprà mai.

ore 10.50: il treno arriva in orario. i chiodi quasi centenari di un’arcata della stazione centrale mi sorridono. sono a casa. saluto i miei compagni di viaggio.

nota: un tabellone a milano ci-elle-e segna l’espresso abbandonato a caserta con un ritardo di due ore all’arrivo. non so come sia possibile, ma potrebbero averci lavorato così tanto da averlo trasformato nel velocissimo galaxy express 999. che, per chiudere il cerchio, è pur sempre qualcosa degli oliver onions.